Dividend Integrity: un'altra chiave di lettura...

Sono tempi difficili per chi è alla ricerca di rendimenti sull'obbligazionario, e personalmente resto sempre abbastanza stupito nel leggere come le aste per l'ennesima emissione di titoli di stato (magari anche di paesi con rapporti debito/PIL ben oltre il 100%), continuino ad andare letteralmente "a ruba" pur riconoscendo sulle scadenze più brevi rendimenti reali negativi. Non è il retail ad acquistare, ma l'istituzionale (e spesso per ragioni la cui analisi esula dallo scopo di questo articolo), ma viene da chiedersi che appeal possa avere, oggi, un titolo di stato che non rende praticamente nulla, rispetto alla scelta di non impiegare questa liquidità (e lasciarla libera in conto corrente ad attendere tempi migliori). 

La risposta (che ad alcuni, forse, apparirà paradossale) è che la liquidità comporta essa stessa un rischio. I depositi in conto corrente presso una banca non appartengono, infatti, al cliente ma sono giuridicamente un credito nei riguardi della banca: se fallisce, questo credito entra nella massa fallimentare, esattamente come succede per una società per azioni che "salta", fatto salvo la "garanzia" del fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100.000€, che per funzionare dovrebbe, però, avere dietro una banca centrale disposta a fare da garante e stampare moneta in caso non sia sufficiente la disponibilità di questo consorzio privato di banche (perché di questo si tratta: un consorzio privato). Se vi state chiedendo a quanto ammonta tale disponibilità, si stima oscilli fra lo 0,4% e 0,8% del totale della massa protetta (quindi dai 400€ agli 800€ rispetto ai 100.000€ "garantiti" per ogni conto). Il precedente di Cipro ha portato alla ribalta questo problema, e dopo azionisti ed obbligazionisti della banca in difficoltà, sono stati chiamati in causa i correntisti ad appianare le perdite dell'istituto (e non si tratta di un caso isolato, ma del comportamento standard a cui tutti i paesi dell'Unione Europea hanno deciso di attenersi per il futuro). Consegnare soldi ad uno sportello bancario configura, quindi, un passaggio di proprietà: a prescindere dalle garanzie offerte (più o meno credibili), se la banca salta il correntista deve mettere in conto qualche problema...

Non é così se si possiedono dei titoli (obbligazioni o  azioni). In questo caso questi titoli sono di proprietà del cliente e la banca svolge solo una funzione di "depositaria": acquistare un'obbligazione (anche se non rende nulla), rispetto a detenere liquidità in conto corrente, ha quindi delle profonde implicazioni giuridiche. L'obbligazione appartiene al cliente e costituisce un documento di credito nei riguardi del debitore che l'ha emessa: la banca non c'entra più ed offre unicamente un servizio di deposito, ed il problema si sposta a monte sull'emittente di questo titolo e sulla sua solvibilità (che se si chiama Germania, magari offre qualche garanzia in più della piccola banca locale italiana).

Immagino già il sorrisino sulla faccia del trader più aggressivo (che, probabilmente, avrà già, a questo punto, abbandonato la lettura dell'articolo...), ma un trader con un pò di esperienza ed un minimo di buon senso (con alle spalle un patrimonio significativo) è improbabile che decida di allocare il 100% delle sue disponibilità liquide sul trading.

Fatte queste due premesse, è, però, abbastanza normale che l'attenzione dell'investitore, di questi tempi, si sposti verso lidi diversi dall'obbligazionario: in primis l'azionario, e meglio ancora se si tratta di azioni che pagano lauti dividendi... ma è solo l'entità del dividendo (in termini percentuali sul prezzo dell'azione) che conta? Teniamo sempre a mente che si tratta di Azioni: un titolo che domani annunci di voler pagare un ricco dividendo, potrebbe essere rapidamente scaricato dagli istituzionali che l'avevano messo in portafoglio se, nei mesi successivi, annunciasse di non poter continuare nella stessa politica di distribuzione degli utili ai propri azionisti. Un fattore spesso più monitorato dagli istituzionali, rispetto all'entità del dividendo di per sè, è l'integrità della politica di stacco dei dividendi, che premia quelle aziende che hanno mostrato una certa costanza e sistematicità nella distribuzione degli utili agli azionisti nel corso degli anni.

Su diversi siti americani viene citato spesso un indice che misura questa Dividend Integrity: esso si ottiene dividendo il tasso di crescita del dividendo (ad esempio sugli ultimi 5 anni) per il dividend payout ratio (ovvero il rapporto fra i dividendi e l'utile netto) e può essere utilizzato nel costruire graduatorie (più alto è questo indice e meglio è). 

Se l'ipotesi che abbiamo formulato poco fa è corretta, un valore elevato di Dividend Integrity dovrebbe isolare un paniere di aziende storicamente meno volatili perchè più interessanti per quegli istituzionali orientati a portafogli value. Mi rifaccio direttamente al risultato di uno screener (pubblicaro su Forbes) che ha isolato le società appartenenti all'S&P500 che presentano un indice superiore all'unità, e questo che vedete qua sotto è il risultato che si sarebbe ottenuto investendo 10.000 usd su ciascuna e mantenendo in portafoglio ogni azione negli ultimi 15 anni...

Si tratta di società che attualmente pagando dividendi che oscillano fra l'1,5% ed il 3% (ben lontane, quindi, dai migliori Dividend Yeald % che saltano fuori lancoando qualche screener tradizionale), che presentano però un valore elevato di integrità nella politica di distribuzione dei dividendi. In termini aggregati, questa sarebbe stata l'equity risultante: 

... non così regolare come un investitore potrebbe desiderare, ma si tratta pur sempre di un portafoglio buy & hold (solo long) di 21 azioni; un benchmark adeguato per capire come abbia perfomato può offrircelo SPY, un ETF che replica l'andamento dell'S&P500 negli stessi 15 anni di analisi e con un capitale investito di 210.000 usd (ovvero 21 x 10.000 usd)... (che riporto qua sotto)

...lascio a voi il confronto fra i due portafogli, per capire quale de due abbia esibito la maggiore regolarità... :-)

Ipotizziamo, adesso di vedere come avrebbe performato il nostro portafoglio di 21 azioni se, anzichè restare in posizione su ciascuna per 15 anni, alla fine di ogni anno avessimo chiuso tutte le posizioni, e reinvestito solamente i 210.000 usd iniziali frazionandoli su tutte e 21 queste azioni (10.000 usd investiti su ciascuna). Non c'è da soprendersi che il risultato finale sia 1/3 di quello iniziale, dato che stiamo "drenando" liquidità dal portafoglio ogni anno, per limitare l'investimento a solamente questi 210.000 usd, ma la riduzione di volatilità che si ottiene è visibile ad occhio nudo, senza l'ausilio di metriche che vadano a quantiifcarla... 

Per essere un portafoglio statico, buy & hold (anche se con questo ribilanciamento annuale), costruito solo sulla base di un filtro di intergità nella politica di distribuzione degl utili, il risultato è molto interessante (e basta davvero poco per migliorarlo ulteriormente).

...ma torneremo a parlare di Portafogli (il tool che ho utilizzato per questo articolo si chiama Portfolio Maestro, ma le stesse analisi si possono effettuare anche con Excel), e più in generale di Portafogli di Operatività, nella giornata "Portafogli di Trading System": una delle giornate del percorsoTrading System Academy, dedicata alla costruzione di portafogli... dall'export dalle piattorme agli strumenti di analisi, allo logiche di affiancamento di operatività, al loro bilanciamento, fino ai sistemi di copertura. Per esaminare il programma dettagliato, vi rimando alla pagina di presentazione del corso (che sarà messo in calendario verso fine anno, ma anche in questo caso, come per ogni nuovo corso, i posti sono già in esaurimento).

 Buon Trading!